LE FOTOGRAFIE GRANDI SONO DI GIORGIO 61
dal sito itis-molinari
Centrale
Esterle
LA
COSTRUZIONE DELLE CENTRALI IDROELETTRICHE
1) LA NASCITA DELL'INDUSTRIA ELETTRICA IN ITALIA
L'ultima fase dello sfruttamento delle acque è costituita dalle centrali idroelettriche, le quali resero possibile anche il trasporto a distanza dell'energia .
Le centrali idroelettriche del medio corso dell'Adda sono quattro: esse sono tuttora in funzione e costituiscono per l'architettura degli edifici e per i macchinari, ancora in parte funzionanti, un notevole esempio di archeologia industriale. Tre di esse, quelle di cui ci occuperemo, furono costruite dalla società Edison e sono ora ancora di proprietà Montedison S. p.A. ed una dalla Società Anonima per le Forze Idrauliche Benigno Crespi ( ora di proprietà ENEL).
Prima di trattare specificamente delle centrali , è parso importante esaminare le condizioni storiche che precedettero la loro realizzazione.
Verso il 1880 venne messa a punto da Gramme la dinamo generatrice di corrente continua, che non è altro che l'applicazione pratica delle scoperte di Pacinotti sulla corrente continua, cominciò ad aprire uno spiraglio sui misteri dell'energia elettrica.
Fino ad allora un sistema di
illuminazione ad energia elettrica convincente non era ancora stato scoperto;
alcuni esperimenti erano già stati effettuati, anche a Milano nel 1876 mediante
lampade ad arco, ma con risultati insoddisfacenti, poichè la luce era troppo
fioca ed incostante.
Il sistema più persuasivo fu scoperto da Edison nel 1879: la lampada ad incandescenza, nella quale l'illuminazione veniva provocata dal passaggio di corrente elettrica su un filamento di carbone, inserito in un contenitore di vetro, in cui era stato fatto il vuoto.
Fu Giuseppe Colombo che portò in Italia il sistema per l'illuminazione elettrica Edison: egli aveva infatti avuto modo di osservarlo e studiarlo all'Esposizione di Parigi e, ritenendolo superiore a tutti gli altri, iniziò subito le trattative per ottenerne l'esclusiva in Italia, con la filiale francese della società americana Edison. Subito dopo aver siglato l'accordo con questa società, egli fondò a Milano il 24/7/1882 il "Comitato per le applicazioni di energia elettrica, sistema Edison". Dopo soltanto 5 giorni dalla diffusione di una circolare che comunicava la formazione di questo Comitato, fu acquistato dalla Banca Generale un vecchio edificio, ormai abbandonato ( era stato sede di un teatro), per costruirci una centrale elettrica che avrebbe dovuto illuminare il centro cittadino ( la posizione dello stabile era quindi ideale, poichè esso si trovava a pochi passi da piazza Duomo, in via Santa Radegonda).
Per poter costruire questa centrale G. Colombo, fu inviato dal Comitato a New York da dove tornò con un validissimo tecnico, John Williams Lieb, che collaborò, fornendo la sua esperienza, ai lavori della costruzione della centrale di Santa Radegonda. La centrale termoelettrica, prima in Europa, venne inaugurata il 28/6/1883: il percorso della sua rete comprendeva via Manzoni, piazza della Scala, galleria Vittorio Emanuele, piazza Duomo ed i suoi utenti erano negozi, circoli, caffè, ubicati in queste vie, l'edificio Thonet, situato nei portici di piazza Duomo, il teatro Manzoni e, fatto molto importante per quello che esso rappresentava a Milano, il Teatro alla Scala.All'inaugurazione della stagione lirica 1883 la Scala, fra lo stupore e la meraviglia del pubblico presente, venne illuminata da 2880 lampade ad incandescenza.
La realizzazione della centrale di Santa Radegonda suscitò molto entusiasmo negli ambienti dei tecnici e degli industriali promotori dell'industria elettrica in Italia.Un nuovo e rivoluzionario modo di produrre energia era stato scoperto: essa era per il momento soltanto termoelettrica e. quindi necessitava di carbone, ma ben presto l'acqua ne sarebbe stata la principale fonte.
Centrale Esterle
LA COSTRUZIONE DELLE CENTRALI
DI ROBBIATE E CALUSCO D'ADDA (ESTERLE E SEMENZA)
Agli inizi del 900, la centrale Bertini cominciò a funzionare a pieno ritmo: essa nel 1912 lavorava per 7590 ore annue, 21,5 ore giornaliere a pieno carico, inoltre da quando era stata inserita la trazione elettrica, il settore tranviario aveva avuto un incremento enorme: nel 1882 i biglietti venduti per ogni abitante furono 38; nel 1899 erano saliti a 233.Dato il continuo aumento della richiesta di energia elettrica, nel 1906, la Edison, chiese la concessione per un ulteriore sfruttamento del fiume Adda.Nel 1912 fu stipulato un accordo con le Ferrovie dello Stato per la fornitura di energia elettrica, che doveva essere erogata dal nuovo impianto di Robbiate, tenendo a disposizione delle ferrovie 500 kw).
Le opere idrauliche della centrale di Robbiate (Esterle), sotto la direzione dell'ing. Mussato, prevedevano la costruzione di una diga di sbarramento, a monte del ponte di Paderno. Il canale derivatore è lungo 4972 m., i primi 338 sono navigabili, poi si incontra l'edificio di presa e poco prima del ponte di Padernoi esso entra in una galleria e ne esce nei pressi del bacino di ammissione , dopo un percorso in galleria di 3365 mt. L'acqua viene condotta alle turbine da sette condotte forzate , situate sopra l'edificio motori e scaricate direttamente nel fiume. Nell'edificio motori vennero inseriti sei gruppi generatori costituiti da una turbina Fancis Riva & C. e da un alternatore Tecnomasio Brown Boveri. Da Robbiate partivano: una linea diretta a Milano che passava da Sesto San Giovanni, una linea il servizio ferroviario Miano-Lecco; inoltre fu creato un collegamento con le linee uscenti dalla stazione di Paderno.
Le centrali di Paderno e Robbiate
funzionavano in parallelo, dividendosi le acque, nel periodo in cui erano
abbondanti; durante le magre la centrale di Paderno cessava di produrre e l
centrale di Milano, porta Volta compensava eventuali deficienze.
Centrale Bertini
All'architettura di questa centrale fu dato molto maggior rilievo rispetto alla precedente. Essa rappresenta un significativo esempio di architettura monumentale applicata all'industria, esplicativa dell'importanza che l'impianto in quel momento doveva rappresentare per la società di appartenenza. Essi fu costruito, riprendendo i caratteri rinascimentali, con uno stile ricavato dalla tradizione eclettica lombarda. Il giardino in cui è inserito, gli ornamenti costituiti da colonnine all'ingresso e da lampioni e grondaie in ferro battuto, il rosso dei mattoni gli ampi finestroni goticheggianti, rendono l'edificio molto simile ad una villa patrizia. All'interno le pareti della sala macchine, furono decorate con molta cura ed anche qui, numerosi sono gli arredi in ferro battuto.
La potenza delle reti Edison al 31.12.1914, ammontava a 100.000 kw, dei quali 39.000 per servizio luce, 50000 per forza motrice industriale, 6400 per trazione urbana e suburbana, 1000 per la trazione ferroviaria e 3500 per le società rivenditrici.
Durante il periodo bellico lo
sforzo che dovette sostenere la Edison, come tutta l'industria elettrica, fu
enorme. Infatti la richiesta di energia elettrica era notevolmente aumentata
anche per il continuo aumento del prezzo del carbone. Si doveva quindi
accrescere la produzione delle centrali esistenti: in effetti la produzione
degli impianti esistenti passò da 2450 milioni di kwh nel 1914-1915 a 4300
milioni nel 1918-1919.In questi anni ebbe un notevole incremento l'energia per
forza motrice industriale , subì invece un brusco arresto l'energia fornita per
la produzione tranviaria perché nel 1916 fu creata un'Azienda Elettrica
Municipale.
Nel 1916 fu emanato un decreto dal governo Bonomi per favorire l'industria
idroelettrica, per esigenze belliche ( in quanto l'energia prodotta sarebbe
servita ai depositi di armi e munizioni).

Edificio di presa della centrale Bertini
La municipalizzaione dei servizi non mise in allarme la Edison, tanto che essa, nel 1917 decise di costruire due nuove centrali idroelettriche, una delle quali avrebbe fruttato ancora l'Adda. Questa nuova centrale avrebbe completato quell'imponenete opera di ingegneria idraulica ed elettrotecnica che la Edison aveva costruito sul medio corso dell'Adda, riuscendo a sfruttare al massimo le sue acque. La costruzione della diga di Robbiate aveva creato un dislivello di 8 mt.fra il pelo dell'acqua a monte e quello a valle della diga. Si pensò di sfruttare quel salto, costruendo una nuova centrale sulla riva sinistra del fiume (località Calusco d'Adda). Il nuovo impianto, denominato Semenza avrebbe utilizzato le acque eccedenti la portata della centrale di Robbiate, prima che giungessero a quella di Paderno. Per questa nuova centrale non fu costruito un canale derivatore e neanche un bacino d'ammissione: l'acqua venne convogliata direttamente alle turbine, situate in una vasca lunga circa 100 m., mediante un sistema di paratoie metalliche. I gruppi generatori, costituiti da sei turbine Francis, in tre gruppi di due e da tre alternatori Brown Boveri, per produrre l'energia elettrica, non sfruttano, come succedeva di solito, il salto d'acqua, ma la grande quantità di massa liquida incamerata. La potenza della centrale era di 2880 kw , la tensione di 13000 V e la portata di 85 m. cubi/sec. La regolazione della velocità dell'acqua avviene tramite due regolatori oleodinamici Riva Calzoni che, di questo tipo, sono gli unici esistenti e funzionanti. Le tre centrali di cui finora abbiamo parlato funzionano ancora con gli stessi macchinari inseriti quando furono costruite, fu apportata qualche modifica necessaria al carico cui devono far fronte attualmente.

Un particolare della
diga Semenza a Paderno d'Adda
Canale di alimentazione Centrale Bertini
Distribuzione delle dighe sul territorio
La fine del secolo scorso ha visto anche in alcune località italiane l'avvento della rivoluzione industriale. L'energia richiesta per lo sviluppo era a portata di mano. Convogliando infatti volumi di acqua da una quota superiore ad un'altra inferiore è po ssibile trasformare l'energia idrica potenziale in energia elettrica. Furono messe così in cantiere le prime centrali idroelettriche di una certa portata. Esempio tipico in Lombardia fu la centrale di Paderno d'Adda la quale, per la complessità delle opere e la produzione di ben 10 MW, potè essere definita nel 1889, come il primo grande impianto idroelettrico italiano. A questo seguirono gli impianti di Vizzola Ticino e, nel 1914, quello di Robbiate d'Adda in cui, utilizzando 80 metri cubi al secondo su circa 49 metri di salto, si generava una potenza di ben 30 MW con macch ine da oltre 5 MW ciascuna. A cavallo delle guerre viene impostata la realizzazione di grandi schemi di derivazione idroelettrica dei bacini alpini, in alta Valcamonica prima e in Valtellina poi. L'impianto della Valtellina è infatti un esempio di alta tecnologia che prevede l'utilizzazione di un ampio bacino idrografico dotato di un notevole potenziale idrodinamico e di vaste possibilità di invasi di regolazione, particolarmente con la realizzazione delle dighe di S.Giacomo di Fraele, di 64 milioni di metri cubi di invaso, di Cancano, con 123 milioni di metri cubi e quella di Campo Moro - Alpe Gera, di 75 milioni di metri cubi di bacino. Tipico esempio di invaso artificiale della montagna lombarda è il serbatotio di Campo Moro di 10,8 milioni di metri cubi di invaso che sfrutta le acque del versante meridionale del Bernina ed è costituito da una diga principale a gravità di calce struzzo e una seconda in muratura a secco. L'opera ricade in una conca di origine glaciale scavata nelle serpentine. La diga principale è impostata in roccia, mentra la seconda poggia su di una coltre di materiale detrico e glaciale. Fra le principali opere che caratterizzano gli impianti idroelettrici, le dighe sono sicuramente quelle che suscitano la maggiore curiosità. Alcune sono realizzate in calcestruzzo, altre sono formate da materiali sciolti costipati. Fra quelle in calcestruzzo, tipiche delle zone di montane, le più note sono a gravità e ad arco. Nelle prime la stabilità alla spinta dell'acqua è affidata al solo peso proprio dell'opera, le seconde sono strutture in calcestruzzo a sezione orizzontale piene e arcuate che si im postano direttamente contro le pareti della roccia, la quale offre l'opportuno contrasto alle spinte dell'acqua dell'invaso a monte. Le dighe in materiali sciolti e particolarmente quelle in terra, hanno invece la peculiare caratteristica di potere essere impostate su terreni di fondazione meno rigidi, quali ampie zone alluvionali, tipiche di grandi sistemi fluviali. Sul territorio della Regione Lombardia, come riportato sinteticamente in tabella e come risulta dall'Elenco delle dighe di competenza del Servizio Nazionale Dighe pubblicato sulla G.u. n. 210 del 9 settembre 1997 (Comunicazione della Presidenza del Consiglio dei Ministri), sono ubicate circa 400 dighe.
Tratto da L. Ottenziali e N. Padovan - Servizio geologico Regionale - Risorse Idriche e grandi opere idrogeologiche, "Guide geologiche regionali", Bema Editore, Milano 1990, e parzialmente modificato.
Milano, 28 settembre 1998 - Esattamente cento anni fa, il 28 settembre del 1898, entrava in funzione la centrale idroelettrica della Edison di Paderno d'Adda (Milano), successivamente intitolata al direttore generale della società Angelo Bertini, che ne diresse la costruzione.
L'evento è stato celebrato oggi presso l'impianto da Enrico Bondi, amministratore delegato di Montedison e presidente di Edison, dall'amministratore delegato della Edison, Giulio Del Ninno e dal professor Claudio Pavese, docente di Storia Economica delle Innovazioni Tecnologiche presso l'Università di Milano e autore del libro "Cento anni di energia" dedicato all'evento.
L'impianto di Paderno fu realizzato per alimentare il servizio tramviario di Milano, di cui la Edison aveva ottenuto la concessione dal Comune e che la società gestì nei venti anni successivi.
La centrale Bertini costituì per quei tempi una realizzazione di grandissimo valore tecnologico: era la più potente in Italia ed in Europa, seconda al mondo solo all'impianto del Niagara negli Usa, mentre la linea elettrica di 32 chilometri che la collegò a Milano fu la più lunga mai realizzata alla tensione di 13.500 Volt.
Dall'inaugurazione ad oggi la centrale è sempre stata regolarmente in servizio, grazie ad una continua e attenta manutenzione e con successivi ammodernamenti, che ne hanno però sempre rispettata la conformazione originale.
Visita tecnica alle centrali idroelettriche Edison: resoconto di un pomeriggio sulle rive dell'Adda
la centrale EsterleSembrava che il tempo si fosse fermato al nostro arrivo presso la centrale "Esterle" e "Bertini" sul basso corso dell'Adda. Grazie alla gentile collaborazione della Società Edison abbiamo potuto visitare i locali in cui si trovano in perfetto stato le turbine e gli alternatori entrati in funzione nel lontano 1898 (Bertini) e 1914 (Esterle). La prima ha subito degli interventi di ammodernamento che hanno portato ad un incremento di circa il 20% sulla potenza elettrica fornita dall'impianto originario. La seconda invece ha subito esclusivamente opere di adeguamento dei sistemi di gestione e controllo degli impianti. Sono stati infatti mantenuti in perfetto stato di funzionamento e di esercizio le turbine e gli alternatori originari, dal momento che il costo di ammodernamento dei medesimi non sarebbe stato economicamente vantaggioso rispetto all'esiguo incremento di potenzialità del sistema rispetto all'attuale.
La visita ha entusiasmato i nostri Soci che hanno aderito all’iniziativa in modo significativo; stiamo lavorando affinché si possa organizzare in futuro un’altra manifestazione di questo tipo.
Franco Boffelli
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