L'Adda
e la sua valle costituiscono una delle zone
più interessanti e meno conosciute d'Italia. Rappresentano un documento eloquente
e spettacolare delle crescenti fortune dell'"homo faber" e dell'economia
lombarda tra il '700 e il '900: è fitta la trama paleo-industriale che è la
città operaia di Crespi
d'Adda, giustamente ammessa all'UNESCO
nella lista del patrimonio
mondiale dell'Umanità.
Ma il corso del fiume, che nel suo tratto principale si snoda entro il territorio
del Parco Regionale Adda Nord, reca i segni di un passato più che remoto.
E' un classico itinerario che riporta agli studi dei grandi progetti e delle
geniali osservazioni di Leonardo
da Vinci, ingegnere civile in materia di
canali, chiuse e bacini idrici.
Forse la testimonianza più sorprendente e pittoresca ne è il traghetto tra
Villa
d'Adda e Imbersago.
Esiste
da secoli, rinnovato di generazione in generazione senza alterarne minimamente
l'aspetto e la tecnologia.
Il modello originale risale ai primi del '500 e potrebbe anche essere stato
inventato da Leonardo. Quello che opera oggi, alla fine di un millennio che
i lettori del Corriere della Sera hanno indicato a stragrande maggioranza come
il "millennio di
Leonardo", è infatti identico a quello
che appare in un disegno di
Leonardo del 1513 conservato nella biblioteca
reale del Castello
di Windsor
in Inghilterra.
Leonardo si interessò al suo meccanismo
semplice e geniale, come testimoniano alcuni studi di particolari costruttivi
in altri suoi manoscritti. Particolari delle sponde del fiume e di strutture
murarie rappresentate da Leonardo nel disegno del traghetto si sono individuate
nei pressi del ponte e costituiscono uno straordinario documento storico meritevole
di essere salvaguardato e additato come suggestiva meta turistica.
Sempre su queste sponde dell'Adda, che si vuole giustamente includere in toto
nella lista del patrimonio mondiale dell'umanità,
Leonardo disegna e abbozza paesaggi:
anse tranquille con barche ormeggiate, rupi scoscese sferzate alla base dalle
acque del fiume, vedute "aeree" di acque, rilievi, vegetazione e rocce
(come quelle che fanno da sfondo alla "Vergine
delle Rocce)". Il fascino che ispira
e guida la mano di
Leonardo è lo stesso che deve incuriosire
chi va alla ricerca di lunghi viaggi vicino casa.
Leonardo si interessò del meccanismo semplice
e geniale del traghetto, come testimoniano alcuni studi di particolari costruttivi
in alcuni suoi scritti. La caratteristica imbarcazione a due scafi scorre da
una riva all'altra come una teleferica, ma non ha motore. Il cavo teso attraverso
il fiume passa tra due rulli verticali disposti in una incastellatura al centro
dell'imbarcazione.
da http://www.eticare.it/editoriali/archivio.asp?s=3
Navigare con Leonardo
Solo lui poteva inventare un sistema di scalini
per far scendere le barche. Un capolavoro di ingegneria rischiava di andare
perduto. Qualcuno ha pensato di salvarlo
Migliaia di persone passano in questi luoghi e si chiedono che cosa sia questo canale infestato dai rovi, intervallato da paratie e portoni in legno che sono frutto di un'idea che nel XV secolo poteva sembrare assurda, ma che venne poi realizzata trecento anni dopo.
Il primo progetto del naviglio fu opera del genio di Leonardo da Vinci, ingegnere ducale alla corte di Ludovico il Moro. La sfida sembrava impossibile da vincere per quei tempi perché il fiume in quel tratto aveva un dislivello di quasi trenta metri; i barconi mercantili non potevano affrontare quelle rapide.
Il progetto prevedeva un canale artificiale - parallelo all'Adda - e un sistema idraulico che permettesse alle chiatte di scendere lungo il fiume, agevolmente, passando per gradini artificiali.
I
segreti del codice atlantico
Nel disegno del Codice
Atlantico, l'opera da cui gli ingegneri
che seguirono presero spunto per la realizzazione di numerose opere idrauliche,
Leonardo indicò il punto in cui sarebbe poi sorto il ponte sull'Adda e dove
pensava si sarebbe dovuto aprire il naviglio che venne effettivamente realizzato
tra il 1773 e il 1777.
L'opera
consentì la navigazione e il trasporto delle merci che dalla Valtellina dovevano
raggiungere Milano. Proprio nel tratto di fiume tra Paderno e Cornate, l'Adda
costituiva l'ostacolo maggiore a causa del dislivello che il letto segnava da
un estremo all'altro.
Leonardo
pensò dunque alla realizzazione di un sistema di chiuse e portoni
che
potesse vincere i gorghi e i mulinelli che rendevano impossibile il passaggio
dei barconi.
Di fatto, poi, la progettazione del naviglio fu opera di Benedetto da
Missaglia e Bartolomeo della Valle, nel 1517.
Nel
1520 venne realizzata la prima chiusa ai piedi del monte San Michele,ma la guerra
tra Francesco I e Carlo di Spagna, la peste e la conseguente carestia interruppero
la realizzazione del progetto che poté essere ripreso solo nel 1574.Ad interessarsene
fu Giuseppe Meda che intendeva vincere il dislivello con due sole
chiuse: una che consentisse l'abbassamento di diciotto e l'altra di nove metri.
Passarono altri dieci anni di interruzioni, e fu ancora il Meda che riuscì ad ottenere i finanziamenti necessari per dare il via alla costruzione della prima grande conca, ma fu costretto, per una serie di vicissitudini, a sospendere nuovamente i lavori, che furono ripresi nel 1770 dagli Austriaci.
Sulla scorta di una avveduta lungimiranza commerciale fu recuperato il progetto precedente che prevedeva il collegamento tra le zone attraversate dall'Adda. L'opera venne inaugurata ufficialmente l'11 ottobre 1777 dall'arciduca Ferdinando d'Austria. Per realizzarla vennero spesi circa 650 mila fiorini e, come per tutte le imponenti opere d'architettura della storia, il naviglio costò la vita di centinaia di operai.
Nel
1930 il naviglio venne abbandonato al suo destino, tanto che oggi il passaggio
dell'acqua, deviata nelle tubazioni che alimentano le centrali sorte a fianco
del bacino, provocherebbe
lo sgretolamento degli argini e dei muraglioni.
Quei manufatti sono destinati
a crollare sotto il peso del tempo.
Approfondimento 1.
Con
le barche, su e giù lungo il fiume.
Le sei conche tra Paderno e Cornate furono realizzate sulla scorta di tecniche
che consentirono l'annullamento del dislivello del fiume di quasi trenta metri.
Funzionano secondo un criterio in teoria molto semplice, a gradini.
Quando il barcone trainato dai cavalli giungeva all'imbocco della conca, i portoni venivano chiusi. L'acqua riempiva il bacino fino all'orlo per portarlo allo stesso livello del fiume. Veniva riaperto il primo portone e fatta entrare la barca. Poi gradatamente veniva abbassato il livello dell'acqua contenuta nella chiusa e, come su un ascensore idraulico, l'imbarcazione scendeva di quattro cinque metri riducendo il dislivello con il tratto di naviglio seguente.
E così via,dalla diga "Vecchia" di Paderno, fino alla centrale elettrica Esterle, a Cornate, passando per la centrale Bertini, poco più a monte.Realizzata nel 1898, negli anni delle grandi conquiste per l'elettricità italiana, le turbine e i generatori erano secondi per potenza solo agli impianti delle cascate del Niagara.
Oggi i 9600 Kilowatt prodotti dalla Bertini sembrano piccola cosa, eppure furono quelli che rivoluzionarono il traffico delle vie di Milano. Un cavo sospeso e lungo 32 chilometri portava energia fino alla centrale cittadina di via Porta Volta, permettendo di sostituire i tram a cavalli con quelli elettrici.
Dopo
la realizzazione delle grandi produttrici di elettricità, sorsero lungo le sponde
dell'Adda cotonifici, centrali e linifici, canalizzazioni e dighe che rappresentano
oggi un museo a cielo aperto che racconta la storia di questo secolo.
Approfondimento
2.
Sei ascensori a forma di vasca
La Conchetta
Ha una caduta di m 3.39, una lunghezza di m 40.30, una larghezza di m 6. Venne
realizzata nel 1779. È la prima che si incontra scendendo dal ponte San Michele,
realizzato in ferro alla fine del 1800. Risponde ai tratti dei progetti originari.
È una delle conche meglio conservate anche perché interessata dai lavori di
ripristino nel 1912.
La
Conca Vecchia
Lungo il tragitto verso Cornate s'incontra la Conca Vecchia. Ha una caduta di
m 4.15, una lunghezza di m 43.30 e una larghezza di m 5.60. Si trova a circa
un chilometro di distanza dalla prima. Nel canale c'è ancora acqua che però,
proprio in quel punto, viene convogliata nelle condotte che alimentano la centrale
elettrica.
La
Conca delle Fontane
Ha una caduta di m 4.20, una lunghezza di m 37.93 e una larghezza di m 6.25.
Si trova nelle peggiori condizioni. Il vecchio portone in legno si scorge a
malapena tra la vegetazione. Qui ha origine la scalinata che porta alla salita
del santuario della Rocchetta, dove si può ammirare un panorama unico.
La
Conca Grande
In territorio di Cornate d'Adda si trova la Conca Grande che ha una caduta di
m 4.28, una lunghezza di m 40.10 e una larghezza di m 5.86. È a circa trecento
metri dal santuario. La Vecchia Conca, detta Castello d'acque, è quella con
cui il Meda pensò di sbrigare con un solo salto tutto il dislivello.
La
Conca in Adda
Chiude il viaggio. Ha una caduta di m 4.16, una lunghezza di m 40.70 e una larghezza
di 6.22. Riconsegna le acque del naviglio al fiume. L'acqua esce dal bacino
della centrale Bertini e, prima di raggiungere la centrale Esterle, si ricongiunge
con l'Adda.
da http://www.geoesplora.net/nav/rassegna.html#3
Un viaggio alla scoperta del nostro pianeta, tra immaginazione e realtà, tra arte e scienza. È quello a cui ci invita "Segni e sogni della Terra. Dal mito di Atlantide alla geografia delle reti", una grande mostra che si aprirà il prossimo 27 settembre 2001al Palazzo Reale di Milano Fino al 6 Gennaio 2002
IL
PERCORSO IN SETTE SEZIONI LA STORIA DELLA CARTOGRAFIA: UNA FONTE CONTINUA DI
CREATIVITA’
Ritratto della Terra. Tra scienza e arte
di Antonia Jacchia
Corriere della Sera
1
Ottobre 2001
La carta geografica come strumento di creazione. Nei secoli.
Non solo per chi la realizza ma anche per chi la consulta, la osserva e sogna.
«Con questo evento abbiamo voluto sfatare un mito, può sembrare un paradosso,
ma prima di essere descrizioni scientifiche le mappe sono da sempre creazioni
artistiche - spiega Carlo Pirovano, storico dell’arte e presidente del comitato
scientifico di «Terra», la mostra da domani a Palazzo Reale di Milano punto
culminante della celebrazione dei cento anni dell’Istituto Geografico De Agostini
-. Un mondo di segni grafici, pittorici che dialogano tra loro e possono essere
interpretati solo attraverso altri strumenti di lettura». Le carte geografiche
si mescolano con la vita, con i problemi del tempo, con la percezione dominante,
nel tentativo di descrivere la Terra che si conosce. E nello stesso tempo di
sollecitare l’immaginazione per andare verso l’ignoto. «La parola "geografia"
può essere fatta risalire alla metà del III secolo a. C., utilizzata da Eratostene
che dirigeva allora la famosa biblioteca d’Alessandria e che per primo tentò
di misurare la circonferenza della Terra - dice Silvana Sermisoni che insieme
ad Andrea Nulli ha realizzato l’esposizione -. Ci riuscì con un errore di appena
il 2,5%. Le misure di Eratostene e l’idea stessa della sfericità del pianeta
spariscono per secoli dopo l’incendio della Biblioteca di Alessandria e la fine
dell’Impero romano. Nel Medioevo prevale l’interpretazione del mondo data dalla
Bibbia: la Terra è piatta, di forma circolare e divisa in tre continenti».
In mostra ci sono esempi straordinari di «terre piatte», come la mappa mundi
zonale di Macrobio, contenuta in un codice del XII secolo proveniente dalla
Biblioteca Laurenziana di Firenze o le diverse interpretazioni della cosiddetta
mappa a T , che risale ai tempi della Roma antica ma che poi divenne
un’immagine simbolica del mondo cristiano, dove la T rappresenta la croce e
i tre continenti (l’Asia nella parte superiore, l’Europa e l’Africa in quella
inferiore) rimandavano ai tre figli di Noè, rispettivamente Sem, Iafet e Cam.
La carta geografica, quindi, non solo non è sinonimo di esattezza scientifica
ma è frutto del pensiero dominante che in taluni casi ha oscurato le precedenti
verità scientifiche. Per questo motivo i circa 230 tesori (documenti rarissimi
che, per la vulnerabilità della carta, possono essere visti solo in poche occasioni
e poi riposare per almeno due-tre anni, provenienti da istituzioni prestigiose
in gran parte europee come la Bibliotheque Nationale de France o la British
Library o dalle preziosissime collezioni di due privati, l’austriaco Rudolf
Schmidt e il polacco Tomasz Niewodniczanski) sono organizzati lungo un percorso
espositivo che si snoda attraverso sette sezioni. Un viaggio tra arte e scienza,
immaginazione e realtà, attraverso il tempo e lo spazio.
Dentro ogni carta o atlante o mappamondo c’è sempre l’uomo e il significato
che egli intende dare alla rappresentazione del pianeta: dalle origini simboliche
e mitologiche, all’evocazione del soprannaturale e del paradiso, dai rilevamenti
della Terra alla manifestazione della sua cultura e del suo potere. Una storia
della cartografia che va di pari passo con le leggende in essa contenute e il
progresso della conoscenza fino allo sconvolgente impatto delle nuove tecniche
satellitari sulla rappresentazione dallo spazio. E’ prevista inoltre una parte
didattica dedicata alle scuole materne, elementari e medie inferiori per accompagnare
i ragazzi alla scoperta del pianeta.
Apre l’esposizione una sezione introduttiva L’uomo guarda la terra con
alcuni dei documenti occidentali più antichi, come la Tabula Peutingeriana
, una descrizione del mondo classico che risale al IV secolo d. C. e qualche
esempio di carte appartenenti ad altre culture, da una mappa cosmologica atzeca
a un prezioso globo cinese in argento e smalti, a un atlante coreano. A dimostrazione
che ogni carta geografica è il riflesso della civiltà che l’ha prodotta.
Il percorso comincia con Mito, conoscenza e visione religiosa che esprime
la concezione più spirituale propria del Medioevo, spesso influenzata dall’Antico
e Nuovo Testamento. Un esempio è la mappa del Salterio del XII secolo con Gerusalemme
al centro del mondo. Carte e potere illustra l’uso più forte e programmato
della mappa come strumento di dominio. Il re Luigi XIV, per soddisfare la sua
ambizione di sovrano, chiese al veneziano Vincenzo Coronelli di costruire due
globi come non si erano mai visti: ben 4 metri di diametro. Questi non sono
in mostra, ma ci sono due rari esemplari del Coronelli di 110 cm di diametro.
E poi le carte realizzate a scopo militare, tesori di guerra tenuti segreti,
e quelle false per ingrandire il territorio. Non poteva mancare la sezione legata
al desiderio, innato nell’uomo, di viaggiare e scoprire mondi nuovi: Il viaggio,
la scoperta, la carta. Con le carte nautiche che indicano le rotte e i portolani,
guide pratiche con le indicazioni degli approdi. Un capolavoro è il Dauphin
, la carta nautica del 1547 dove si rappresenta la terra australe che sarà
esplorata solo due secoli più tardi.
Ma nella mostra ci sono
anche le carte del territorio dietro casa. Nella quinta sezione La scoperta
del territorio vicino si sviluppa in particolare l’esempio dell’area lombarda
dalla fine del Medioevo all’epoca moderna. Tre schizzi di Leonardo (prestati
dalla collezione di Windsor della regina d’Inghilterra) rappresentano una sintesi
eccezionale tra l’arte di ritrarre il paesaggio attorno al fiume Adda e il progetto
di risistemazione idrografica di quei luoghi.
Interessanti anche i disegni acquerellati realizzati per il cardinale Federico
Borromeo che servivano come mappa per le sue visite pastorali nella Diocesi
di Milano. Immagini sia cartografiche sia pittoriche in una fusione tra vedutismo
e cartografia scientifica.
Nella sesta sezione si rovescia l’attenzione, dai contenuti a Le tecniche
e gli strumenti della rappresentazione : una panoramica sugli strumenti
di osservazione e di misurazione della terra e le diverse proiezioni geografiche.
E, dopo la sezione della scuola, per finire il futuro. La terra vista dallo
spazio spiega le nuove tecniche di rilevamento satellitare che hanno rivoluzionato
la cartografia ma anche la rappresentazione virtuale e la nuova frontiera del
ciberspazio, libero ormai da ogni fisicità.
Dalle tavole classiche al «mondo piatto» medievale, ai nuovi orizzonti aperti dalle esplorazioni. E il futuro arriva dal satellite
da http://web.falco.mi.it/~Silvio.Tucci/indice.htm
Leonardo ed i Navigli
Portello di chiusa
Leonardo
arrivo' a Milano quando il sistema dei
navigli e delle
conche esisteva
già da oltre 200 anni. Egli ne fu affascinato e cerco' di apportare
miglioramenti ai sistemi già in uso. Uno di questi fu appunto il meccanismo
di
apertura e chiusura dei portelloni di chiusura mediante l'inserimento di un
piccolo sportello a chiavistello, manovrabile dall'alto, che permetteva un
afflusso di acqua sufficiente ad equilibrare la pressione ai due lati della
porta principale, agevolandone cosi' l'apertura.

Nel Codice Atlantico viene descritto il sistema della porta della chiusa. Il foglio, databile tra il 1506 e il 1513, durante la permanenza di Leonardo a Milano sotto il dominio francese, ha per tema la conca del naviglio di S. Marco e riporta nella parte superiore la vista frontale della porta battente con il portone ad angolo ed il portello inferiore, manovrabile dall'alzaia, per diminuire o aumentare la portata dell'acqua della conca stessa. Tale dispositivo si inseriva in un progetto più generale dell'allacciamento del canale della Martesana
alla fossa interna della città attraverso le conche dell'Incoronata e di S. Marco. Nella parte inferiore del foglio, disegno riguardante la pianta della conca e più in basso, sezione della stessa con note che si riferiscono alla costruzione della stessa.
da IL GIORNALE del 06 Agosto 2001
Progetto Europeo per recuperare i canali storici del fiume Adda
di Igor Principe
"La storia della nostra regione e' essenzialmente una storia di acque, di canali navigabili, irrigui, scolmatori, di rogge". Cosi' scriveva Carlo Cattaneo nelle Notizie Naturali e Civili sulla Lombardia. Era il 1844, e la rete di navigli che collegava Milano ai grandi fiumi della regione - Ticino, Adda, Po - veniva sfruttata con un'intensita' non minore di quella con la quale ci si muove oggigiorno sulle strade.
Un secolo e mezzo piu' tardi quel mondo e' radicalmente mutato. Ciononostante, rimane immutato l'immenso valore storico di quelle opere di alta ingegneria idraulica, espressioni del genio di uomini quali Fioravanti da Bologna, Bartolomeo Della Valle e il piu' grande di tutti, Leonardo Da Vinci. Che verso la fine del Quindicesimo secolo soggiorno' a Villa Melzi di Vaprio d'Adda per poter studiare le correnti del fiume nel tratto di Paderno e sviluppare i suoi fondamentali studi sui fluidi. Soggiorno che si rivelo' fruttuoso anche per la sua pittura: lo sfondo della Vergine delle Rocce, infatti, ritrae proprio il paesaggio fluviale dell'Adda. Fiume che, quindi, ha tutti i titoli per poter ospitare un "ecomuseo" intitolato, va da se', al genio toscano. "Si tratta di un'iniziativa che fa parte di un ampio progetto di recupero dei canali storici d'Europa chiamato Voies d'eau Vivantes Canaux Historiques - spiega Umberto Vascelli Vallara, dirigente della Pianificazione Paesistica alla Regione Lombardia-. Capofila dell'operazione e' la regione francese Midi-Pyrenée, cui si sono associate la Svezia con il suo Göta Canal, la Scozia con i canali Caledonian e Lowland, il Belgio con il Canal du Centre e ancora la stessa Francia con il Canal des Deux Mers. Noi italiani siamo presenti con un progetto di valorizzazione dei canali leonardeschi dell'Adda, e cioè il naviglio Martesana e quello di Paderno". Il progetto e' decisamente ampio, frutto della collaborazione tra l'Unione europea e la Regione Lombardia. Quest'ultima, in particolare, avvalendosi del contributo del Politecnico di Milano, ha predisposto uno studio specifico sul recupero di due immobili della zona: una casa del dazio con relativa scuderia e una chiusa, alla quale e' annessa una piccola centrale idroelettrica da tempo inattiva. Il progetto sara' realizzato grazie ai contributi del Ministero dell'Ambiente. Ulteriore oggetto di recupero sono anche la Conca della Fontana, che fara' da sede del centro informazioni su tutta l'area compresa tra Paderno e Cornate e lo Stallazzo, che ospitera' un angolo di ristoro per i visitatori. Tra i vari interventi, coordinati anche da uno dei maggiori esperti della civilta' delle acque in Europa, il Professor Edo Bricchetti, sono previsti anche il restauro della chiesa dell'Incile, l'intervento su tre Conche (la Vecchia, quella in Adda e quella di Mezzo) e la manutenzione dell'edificio della Cava Bagna, luogo di concentrazione delle guardie del Parco Adda Nord. I lavori per la realizzazione di questo esteso "ecomuseo" dovrebbero terminare entro il 2002.
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Leonardo
e l'Adda (pdf)
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